Sabato 30 maggio
Due appuntamenti tra teatro, infanzia e racconto alla Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia.
Le mani di Efesto
Questa storia parla di un dio artigiano che ricerca ovunque la propria felicità per poi trovarla dove non si aspettava: al punto di partenza. E chi può raccontarla meglio di un burattinaio, artigiano del teatro che, come Efesto, ha costruito lo spettacolo con le sue mani?
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Un antico mito racconta che ad ognuno di noi, prima di nascere, viene mostrata una immagine che sarà la guida per la nostra vita futura. Ad Efesto venne mostrata l’immagine di due mani e lui, per tutta la propria vita — e la vita di un dio è piuttosto lunga — costruì ogni genere di meraviglia.
Efesto era una specie di Leonardo da Vinci: bravo nelle invenzioni tanto quanto nelle arti, abile nella sartoria quanto nell’ingegneria civile, con una passione per l’arredamento di interni.
Peccato che fosse così brutto che sua madre Era, la regina di tutti gli dei, appena nato lo gettò dalla cima dell’Olimpo e lui cadde fino alla Sicilia dove venne trovato da due ninfe.
Il piccolo, allora, fu portato sotto l’Etna dove, grazie al calore del vulcano, poté dare sfogo alla sua incredibile creatività.
In scena una piccola baracca sarà la tela su cui disegnare i destini degli uomini, ma sarà anche il monte Olimpo e il vulcano Etna. Tutto intorno compariranno i personaggi e le mirabolanti invenzioni del dio del fuoco.
Reading Novecento
Ci sono storie che, pur parlando di altre vite, di uomini e donne di altri tempi e altri luoghi — spesso immaginari gli uni e gli altri — ci raccontano di noi, del nostro tempo, ci parlano al cuore e alla testa, ci svelano e ci rivelano; storie che ci entrano sotto la pelle e nelle pieghe dell’anima.
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Quella di Novecento, il più grande pianista che abbia mai solcato l’oceano, è senza dubbio una di queste. Una delle più belle storie mai raccontate. Intensa, commovente, divertente e assurda… come la vita.
La storia di una grande e bizzarra amicizia, la storia di un fallimento e di una vittoria… la storia di ciascuno di noi, a vederla bene…
Un uomo ci racconta e si racconta… e quella storia semplice e complicata, assurda ma bella… come la vita… diventa la nostra.
Domenica 31 maggio
Un appuntamento dedicato all’infanzia e al nuovo circo alla Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia.
Il circo Palacinca
Capitan Palacinca e Il furbo Jock, girando il mondo in lungo ed in largo, hanno raccolto straordinarie bestie esotiche ed appreso incredibili abilità magiche e tecniche circensi.
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Roditori ammaestrati, acrobazie pirotecniche, illusionismo, rettili incantati, arti nipponiche, mentalismo… Questi sono solo alcuni dei numeri nella valigia dei due avventurieri che propongono un variegato varietà totalmente imprevedibile.
Sabato 13 giugno
Due appuntamenti tra danza, infanzia e ricerca coreografica alla Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia.
Everyone Gets Lighter | All kids!
All Kids! è un alfabeto gestuale che permette di trascrivere il simbolo alfabetico direttamente sul proprio corpo, in continua dinamica nello spazio e nel tempo: una pratica coreografica. Impareremo a costruire frasi, ballando!
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Everyone Gets Lighter è una performance sulla trasmissione dell’alfabeto gestuale che dall’atto divulgativo diviene danza.
In un dispositivo saranno presentati da un performer tutti gli elementi costitutivi del codice, fornendo al pubblico le possibili applicazioni che coinvolgono il corpo nella sua potenzialità comunicativa e coreografica.
La performance si propone di essere allo stesso tempo soggetto di pratica e di contemplazione.
Uno stato eternamente nascente
Un assemblaggio “da prato”, pensato per costruire l’intesa tra i corpi a partire dall’utilizzo della parola senza oggetto: il parlottio come tramite di un’alleanza fisiologica e momentanea nell’erba. Seduta.
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La pièce è composta dall’assemblaggio di pacchetti di conversazioni preregistrate colte in giro, stralci di concetti trascritti fedelmente e riorganizzati.
Un Kecac di periferia senza ritmo di comunità, drammatico e privato come la scomparsa della tua playlist.
Facciamo riferimento a un mescolamento caotico, non condizionato dal linguaggio o dalla materia corporea, ma dalle intenzioni dei corpi: è come se i confini tra le cose e dunque i confini tra i corpi non vengano più stabiliti dalla loro essenza ma da intenzioni ambientali.
Un corpo è qualcosa che mantiene la sua struttura solo per un po’ e sempre in relazione ad un evento per poi passare a qualcos’altro. Dislocare.
Pièce audio Massimo Conti, Michele Di Stefano, AAVV. Modular system live Biagio Caravano. Abiti Michele Di Stefano. Produzione KLm, Xing/Live Arts Week.
Domenica 14 giugno
Due appuntamenti di danza tra paesaggio, corpo e ricerca coreografica alla Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia.
We are our roots
composizione ed esecuzione musicale Luca Pizzetti
produzione KLm
Accompagnato dal suono etereo e ipnotico dell’handpan, lo spettacolo presenta l’interprete alle prese con un cammino fatto di partenze, arrivi e ritorni. Un percorso che si snoda tra tragitti lineari e complessi, tracciati da linee invisibili.
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In questo ambiente frammentato, l’interprete intraprende un viaggio simbolico verso la costruzione della propria identità. Al centro di questa coreografia si trova il tema delle radici, intese come l’eredità di provenienza.
Le radici non sono solo ciò che ci ha dato forma, ma anche ciò che ci indica la direzione da percorrere. Sapere da dove veniamo può aiutarci a capire dove stiamo andando, fornendo una bussola nei momenti di incertezza.
Tuttavia, non tutto ciò che ci viene trasmesso dalle nostre radici è necessariamente positivo o utile. Cosa tenere e cosa lasciare andare lungo il cammino?
Dare valore alle proprie origini non significa accettare ciecamente tutto ciò che ci appartiene. Significa riconoscere e scegliere ciò che di buono esse ci offrono, consapevoli che anche gli aspetti meno apprezzabili sono parte di una lezione di vita.
Guardare alle proprie radici diventa così un viaggio interiore volto a una più profonda conoscenza di sé. L’itinerario ci porterà a scoprire che noi siamo le nostre radici, indipendentemente da dove la vita ci conduca.
Coproduzione ETRA Associazione Culturale. Con il sostegno del Centro Coreografico Nazionale Aterballetto.
The Halley Solo
produzione KLm
Come ad imitare la traiettoria di una cometa periodica, questa danza si presenta come un’effimera scia nello spazio. Il danzatore abbandona qualsiasi riferimento narrativo per lanciarsi, come un corpo celeste, nello spazio vuoto.
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Il danzatore attraversa traiettorie e dinamiche, cambi di qualità e densità danzate, stasi e rapide torsioni nello spazio vuoto.
Spettacolo vincitore del Premio DANZAURBANA XL 2022.
Produzione KLm. Con il contributo di MIC, Regione Emilia-Romagna.